mercoledì 23 maggio 2018

Garantire un buon udito per favorire una crescita ottimale al bambino



La sordità infantile, la principale disabilità sensoriale che colpisce i bambini.
La perdita di udito in giovane età è un problema piuttosto rilevante: si stima che nel mondo ci siano 32 milioni di bambini affetti, corrispondenti a circa il 9% di tutte le persone sorde. Spesso il problema insorge ancor prima della nascita. Geograficamente, la demografia si distribuisce principalmente nei paesi in via di sviluppo dove, a differenza di quanto avviene nel mondo occidentale, i protocolli di prevenzione e riconoscimento precoce della patologia non hanno ancora raggiunto una diffusione efficace. Le cause del deficit sono varie. In primis ci sono malattie infettive contratte durante la gravidanza dalla madre e trasmesse per via transplacentare al feto.
Le principali sono raggruppate sotto il nome di complesso STORCHT (dall’iniziale del nome di ciascuna):
● Sifilide, trasmessa sessualmente;
● Toxoplasmosi, si contrae dal cibo non adeguatamente cucinato e conservato;
● Rosolia, a trasmissione aerea;
● “o” indica others (“altre” in inglese) tra cui HIV, Cocksakievirus, la varicella e il virus dell’epatite B;
● Citomegalovirus, trasmesso mediante ogni tipo di secrezione e tessuti infetti (sangue, saliva, trapianti);
● Herpes Simplex: trasmesso tramite contatto di superfici corporee non integre. Alcune di queste infezioni, se contratte dopo i primi anni di vita o in età adulta, quando il sistema immunitario si è completamente sviluppato, sono spesso lievi o comunque se trattate adeguatamente si risolvono senza lasciare danni permanenti. I feti e i neonati sono dotati invece di un sistema immunitario immaturo, non in grado di difenderli adeguatamente e da ciò derivano le conseguenze nefaste. Esistono dei test di screening a cui viene sottoposta la donna gravida finalizzati all’identificazione precoce. Solitamente si tratta di esami del sangue in cui si ricercano gli anticorpi specifici per ogni malattia o di test molecolari in cui si ricerca direttamente il DNA del microbo. Un altro grande fattore causale dell’ipoacusia, sia nella fase prenatale che in quella di sviluppo, è la malnutrizione: un corretto apporto di iodio e vitamina A si sono dimostrati necessari per il corretto sviluppo del sistema nervoso centrale e degli organi di senso (primi tra tutti udito e vista). Una terza causa di rischio per la salute uditiva sono le condizioni con cui un bambino viene al mondo: i neonati prematuri e dal basso peso corporeo alla nascita vanno più spesso incontro a problemi auditivi rispetto quelli nati a termine e dal peso normale. Durante il periodo di crescita (infanzia e adolescenza) bisogna invece stare attenti all’obesità: anch’essa è stata correlata con un aumentato rischio di danni all’udito. In ragione di un’incidenza elevata (2 neonati su 1000 e fino a 4 su 100 nei nati pretermine) in Italia c’è lo screening audiologico, non obbligatorio a livello del sistema sanitario nazionale, ma introdotto da ormai qualche anno nei programmi di assistenza sanitaria di molte regioni. Scopo principale dello screening è quello di selezionare rapidamente e precocemente dopo la nascita i neonati sospetti per deficit uditivo congenito. Bisogna agire in modo tempestivo perché se non identificato entro i primi 3-6 mesi di vita, il problema potrebbe interferire con la normale acquisizione del linguaggio. Senza screening l’età di diagnosi si aggira intorno ai 12-14 mesi. Il test standard si chiama otoemissioni acustiche è semplice, innocuo e dura pochi minuti. Viene introdotta una piccola sonda che contiene un microfono e un altoparlante, collegati a uno stimolatore nel condotto uditivo esterno del neonato. Un computer registra e analizza le vibrazioni emesse dalle cellule dell’epitelio ciliato esterno della coclea (l’organo che trasforma le stimolazioni meccaniche dell’orecchio in segnali interpretabili dal cervello) in risposta ai suoni emessi dalla strumentazione, e se le onde sono presenti, l’udito viene considerato normale. Nei soggetti con rischio audiologico invece, per più probabile presenza di deficit uditivi retro cocleari non evidenziabili con le Otoemissioni acustiche, lo screening può venire fatto direttamente con il test di registrazione dei Potenziali Evocati Uditivi del Tronco. La registrazione avviene mediante elettrodi di superficie applicati a livello del vertice dello scalpo e sui lobi auricolari. Uno stimolo sonoro di intensità variabile viene emesso da un altoparlante. L’esame deve essere effettuato durante sonno spontaneo o, per i bambini più grandi, in sedazione farmacologica e ha una durata variabile da 30 a 60 minuti. Sono considerati soggetti a rischio, e quindi eleggibili per questo test, i neonati:
● Che hanno fallito il test delle Otoemissioni acustiche;
● Con dei familiari affetti da sordità;
● Nati con malformazioni cranio-facciali-encefaliche;
● Con malattie cromosomiche o sindromiche;
● Con infezioni prenatali accertate o meningiti postnatali;
● Nati prima della trentesima settimana o dal peso inferiore a un kilogrammo;
● Con problemi respiratori: asfissia grave, apnee ricorrenti. Gli effetti di un deficit uditivo in un organismo in fase di crescita e maturazione come quello di un bambino si ripercuotono non soltanto sulla sua vita quotidiana presente, ma anche sul suo sviluppo psicomotorio, e quindi sul suo potenziale intellettivo e sulla sua futura integrazione socioculturale: per questo motivo, è importante accertarsi per tempo che gli organi di senso acustici siano correttamente sviluppati e funzionali.

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