sabato 15 dicembre 2012

I biscotti di Natale !





Marco voleva pasticciare con la pasta di sale e degli stampini oggi, cosi' ho pensato dato che siamo vicini al Natale, invece di fare la pasta di sale, di fare una pasta per biscotti veri di burro, i preferiti di Marco che la nonna spesso gli fa.
Io non sono brava in cucina, non mi appassiona, e' strano perche' anche in cucina si puo' creare tanto anche con i bambini, ma non mi ci sono mai dedicata.
Allora, ho telefonato alla nonna e mi sono fatta dettare la ricetta per i biscotti al burro, eccola:

600 gr. di farina
250 gr. di burro
200 gr. di zucchero
3 uova
una bustina di lievito Pane degli Angeli
buccia di limone grattuggiata
un pizzico di sale

Ho mescolato tutti insieme gli ingredienti e poi su carta da forno ho lavorato l'impasto. Per lavorarlo meglio, l'ho diviso in piccole palle. Anche Marco ha impastato e ha fatto la sua pallina.
Ho avvolto tutte le palle fatte con una pellicola trasparente e l'ho lasciata in frigorifero per un'ora.
Ecco dopo un'ora il risultato:





Marco ordina gli stampini:





E dopo si mette al lavoro con molto entusiasmo:











Dopo aver finito con gli stampini, subito in forno:





Ecco pronti i primi biscotti:





Per dare un po' di colore ai nostri biscotti, anche perche' siamo a Natale, Marco ha sparso sui biscotti, prima di metterli in forno, un po' di codette di zucchero colorato:





Eccoli i nostri biscotti profumati appena usciti dal forno:





                                                     

mercoledì 12 dicembre 2012

Fiocchi di.......... Natale !

lavoretti di Natale http://www.mammecomeme.com/


Finalmente abbiamo finito di addobbare l'albero di Natale e di fare il presepe.
Ma abbiamo notato che manca qualche addobbo per l'albero, alcuni rami sono un po' spogli.
Vediamo cosa abbiamo in casa, cosa possiamo riciclare e riusare, ecco qui:

Stecche di gelati mangiati questa estate, ideali per creare dei fiocchi di neve.
Marco si mette all'opera e con la colla a caldo incolla tra di loro le stecche, formando un fiocco:


Poi ha scelto il colore verde e il colore blu e ha pittato i nostri fiocchi:


Alla fine con grande soddisfazione, Marco gli ha appesi al nostro albero:




sabato 8 dicembre 2012

Decorazioni per l'albero di Natale !



Spazio alla fantasia, con il materiale che avevamo in casa, abbiamo creato queste decorazioni per l'albero di Natale. Ecco il materiale che abbiamo utilizzato:



Per creare il nostro angioletto "stilizzato", abbiamo utilizzato una ghianda raccolta in giardino, un pezzo di plastica bianco, ricavato dalla confezione delle uova, un po' di corteccia di betulla e un po' di paglia.
Ecco Marco che con la colla a caldo assembla i pezzi:



Con la corteggia di betulla ha fatto il collo dell'angioletto, con la ghianda ha fatto la testa e con la paglia le mani:




Ecco l'angioletto appeso al nostro albero di Natale:




Per fare, invece, il nostro elfo "stilizzato", abbiamo utilizzato un tappo di sughero, una pigna di cipresso, un po' di spago ricoperto da un po' di paglia e per fare mani e piedi delle palline di polistirolo che Marco ha pittato di rosso:



Ecco qui il risultato finale:



giovedì 6 dicembre 2012

"Un viaggio inaspettato"



"Indaffarato come si può essere in questo periodo prenatalizio, per i vari preparativi che in ogni famiglia si stanno affrontando, nonostante la crisi, mi sono imbattuto in un libro che ho letto con grande attenzione, che mi ha fatto riassegnare gli ordini d'importanza delle cose. Alla fine della lettura, ho capito che spesso i nostri piccoli problemi quotidiani, non sono nulla in confronto a quelli che hanno le famiglie in cui c'è un bambino malato di cancro. Sì, il libro "Un viaggio inaspettato" parlava proprio del cancro, della leucemia, di quelle malattie terribili che quando colpiscono un bambino, devastano intere famiglie. Spesso leggiamo di avvenimenti che fanno scalpore in cui i bambini sono vittime, ma raramente i mass media ci raccontano delle centinaia di bambini che si ammalano di cancro e dei tanti che muoiono, nella poca attenzione dei molti, compresi i legislatori che anziché accrescere i fondi per aiutare la ricerca, sviluppare gli ospedali d'eccellenza, supportare le famiglie, sono provvidi in tagli alla ricerca, ai fondi per la sanità, alle risorse per il welfare. Che cosa fare? Guardare impassibili, dire "che posso fare io", o sentirmi parte in causa e dare un piccolo sostegno alle tante associazioni di volontariato che si adoperano per sostenere, aiutare materialmente le famiglie colpite da questo malevolo evento. Si lo so, il cancro, è un argomento che a tutti noi da fastidio, anche solo a parlarne, ma lui c'è e forse lottando tutti insieme, tra qualche anno non ci sarà più.
Sinceramente, pensavo che mai avrei scritto un post su quest'argomento, ma leggendo il libro, le varie testimonianze dei genitori da cui traspariva la disperazione, le dichiarazioni dei medici e altro ancora, ho capito di dover dare il mio piccolo contributo, non per essere in pace con la coscienza, ma per sperare che il mio piccolo aiuto, insieme a quello degli altri possa esser utile a far soffrir meno questi fratelli sfortunati. La lettura del libro, edito da una delle tante associazioni onlus, l'A.P.L.E.T.I., mi ha portato pian piano a voler conoscere di più queste meravigliose persone, che dedicano disinteressatamente il loro tempo e le loro risorse per aiutare i più sfortunati, ed è così che ho scoperto il loro sito web, le loro iniziative e i tanti personaggi noti e meno noti nei vari campi, che collaborano portando il loro contributo alla causa. Credo che anche Voi leggendo il libro, di cui riporto uno stralcio, proverete le mie stesse sensazioni, e spero che questo post "inaspettato" possa esse l'inizio di un dibattito e di azioni di solidarietà, utili a portare un contributo per sconfiggere il cancro in tutte le sue forme."
 ( Scritto da Angelo )

                            
                              
Per informazioni: http://www.apletionlus.it/

Prossimi eventi:                                    
          
                                          

Educazione fifty-fifty : qual è il ruolo del padre?





Ecco per noi, il secondo articolo di Agnese Festo psicologa in formazione.




Educazione fifty-fifty : qual è il ruolo del padre?



Qual è il ruolo del padre nell’educazione dei figli? Cosa è necessario fare per arrivare ad un’educazione fifty-fifty? Da dove partire per poter parlare veramente di bigenitorialità? Come rispondere alle esigenze di un padre che cerca un canale di relazione con il proprio bambino? Quale ruolo preferenziale svolge il padre nella crescita dei bambini?



Il ruolo del padre nell’educazione dei figli risulta essere senza dubbio cruciale. Spesso è però difficile riconoscerlo ed individuare il reale raggio d’azione del sentimento di paternità dell’uomo.
 
La presenza della figura paterna è centrale nell’educazione e nello sviluppo dell’intelligenza emotiva, ovvero la capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni.

I risultati di un’appropriata educazione emotiva paterna sono sorprendenti: miglior rendimento scolastico, facilità di gestire i rapporti con i compagni di classe, maggior autocontrollo. I bambini con padri assenti, fisicamente o emotivamente, invece hanno più facilmente problemi di rendimento scolastico, difficoltà nelle relazioni sociali e cadono più facilmente vittima di dipendenze.



Il padre ha dei canali che sono preclusi alle madri, primo fra tutti il gioco. C’è una netta differenza tra il tipo di gioco che i padri fanno con i figli e quello che spontaneamente viene scelto dalle madri. I papà sono molto più fisici, giocano a fare il “vola-vola”, le capriole, le rincorse. I bambini vivono mediamente un’altalena emotiva maggiore, e sembra essere proprio questo il canale principe per l’educazione di un’intelligenza emotiva adeguata.  L'efficacia dell'intervento paterno non consiste tanto nel facilitare il gioco, quanto nel parteciparvi attivamente con convinzione percepibile da parte del bambino.
 
Un’altra opportunità di relazione padre-figlio si può trovare nella narrazione e nella lettura ad alta voce che può essere un efficace strumento per stabilire un profondo rapporto sul quale basare la reciproca crescita psicoaffettiva. Il racconto, la lettura, l'esplorazione delle immagini, anche per pochi minuti al giorno, sono altrettanti ponti fra due esistenze che chiedono di collegarsi e di convivere.

Il padre, inoltre, ha un ruolo particolare in quella che viene definita perseveranza, ovvero una dimensione emotiva e cognitiva che è legata all’ostinazione e alla determinazione nel raggiungimento di un obiettivo. 
Una ricerca condotta presso la Brigham Young University si è focalizzata sull’influenza che lo stile educativo dei padri ha sui comportamenti dei figli, dimostrando come il genitore di sesso maschile abbia un ruolo determinante nell’insegnare la perseveranza.

”I padri dovrebbero continuare a cercare di essere coinvolti nella vita dei loro figli e impegnarsi in interazioni di alta qualità.”

Dall’osservazione di 352 famiglie sembra proprio che il nucleo centrale di questo insegnamento sia lo stile educativo autorevole nel quale il bambino sente il calore e l’affetto paterno e mantiene un adeguato livello di autonomia seguendo regole che il padre impartisce spiegando le ragioni su cui si fondano.


La necessità della famiglia attuale è quindi la presenza di un padre a 360 gradi, con un ruolo ben definito accanto alla madre, con la quale crea un rapporto di cooperazione volto a coprire i ruoli di ognuno secondo la propria sfera d’azione all’interno di un unico contesto quale è la famiglia, rendendosi l’uno insostituibile all’altro.
Agnese Festo - Psicologa in formazione
Per un primo colloquio gratuito, contattata il SIPO su:
http://www.psicologi-online.it/

lunedì 3 dicembre 2012

Genitori normali per un figlio speciale



Articolo tratto dalla rivista "Un pediatra per amico.it"
Rivista n. 1 Gennaio-Febbraio - 2009


                                              Genitori normali per un figlio speciale
                                              di Marco Nobile




Giosuè ha occhi azzurri che incantano e un problema: è autistico.
Fino all’età di circa due anni era tutto normale, mangiava da solo, contava fino a tre, pronunciava il nome dei nonni e le prime parole. Poi, un po’ alla volta, ha iniziato a chiudersi, a non parlare, a isolarsi, a farsi aiutare per mangiare. Abbiamo pensato ad una normale regressione causata dalla imminente nascita della sorellina, ad una manifestazione di gelosia.
La pedriatra che a quell’epoca l’aveva in cura capì il problema, ma non ci spiegò molto, si limitò a dirci, con voce alterata: “Ma non vedete in che condizioni è il bambino? Portatelo da uno psicologo!”.
Non capivamo. Perché dovevamo farlo? Quali problemi aveva Giosué? Forse, sarebbe bastata un po’ di sensibilità per spiegarci cosa poteva avere nostro figlio e quali erano le strade da percorrere.
Non sapevamo molto dell’autismo, ne avevamo sentito parlare ma niente più di questo. Da genitori pensavamo che il nostro bambino non potesse avere questi problemi. O forse, soltanto, non ne accettavamo l’idea.
Abbiamo interpellato altri pediatri. Qualcuno sosteneva che Giosuè fosse autistico, qualcuno che non lo fosse, qualcuno diceva che i bambini autustici non parlano fino ai 4-5 anni e che, se Giosuè lo fosse stato, sarebbe rimasto a fissare il muro per ore. Non sapevamo più cosa pensare.
Intanto facevamo quel che fanno tutti i genitori. Portavamo nostro figlio al parco pensando che la compagnia e la frequentazione di altri bambini potesse aiutarlo a “sbloccarsi”. Ma non ottenevamo nessun risultato se non quello di scoraggiarci sempre più. Per gli altri genitori era tutto facile, insegnavano e i bambini imparavano; noi passavamo ore a spiegare senza ottenere neanche una risposta.
Intanto era arrivato il momento di iniziare l’asilo. Le maestre si accorgono subito che qualcosa non va. Vogliono parlare con noi. Mentre mia moglie era già consapevole di cosa stesse succedendo a nostro figlio, per me le cose stavano diversamente. Non accettavo ancora che Giosuè potesse avere dei problemi e tanto meno che questo mi venisse detto da degli estranei. Decidiamo di cambiargli asilo. Ma intanto assavano i mesi e iniziavamo a cercare consigli e ad accettarli. Nel nuovo asilo incontriamo una persona con cui parliamo prima di iscriverlo; dopo averle raccontato brevemente la nostra storia, ci suggerisce di rivolgerci ad un centro specializzato. Così arriva la prima diagnosi certa: disturbo generalizzato dello sviluppo, ovvero Autismo.
Ora Giosuè frequenta la scuola materna. È cambiato molto, incomincia a costruire delle frasi, gioca e si avvia verso una sempre maggiore autonomia.
Ci capita a volte che le persone ci guardino in malo modo perché un bambino con problemi autistici può sembrare, ad un occhio esterno, soltanto un bambino viziato o capriccioso. L’autismo infatti non ha caratteristiche fisiche evidenti, riconoscibili a tutti; ma è una disabilità subdola, che si manifesta lentamente e in modi non sempre evidenti. Mentre una diagnosi e una terapia precoci sono molto importanti perchè possono aiutare il bambino a sviluppare una maggiore autonomia.
Dopo i primi momenti di sconforto, abbiamo imparato a conoscere  i problemi e le caratteristiche di una persona autistica e, se non siamo felici, siamo sicuramente più sereni perché sappiamo di essere genitori normali. Ma quando riusciamo ad insegnare a Giosuè qualcosa di nuovo, sì, in quel caso siamo felici e, a volte, anche di più.


L’AUTISMO
La parola autismo, deriva dal greco autòs, che significa sé stesso; nei soggetti autistici infatti è compromessa l`interazione sociale, la comunicazione verbale e non verbale, il comportamento, gli interessi e le attività sono ristretti, ripetitivi e stereotipati. Il linguaggio, quando è presente, è ripetitivo, fa uso della terza persona al posto della prima, viene usato in forma non adeguata a comunicare. La carenza dell`immaginazione e dell`imitazione non consentono il normale gioco infantile, che viene sostituito da movimenti stereotipati.
Questi sintomi hanno un esordio precoce (prima di tre anni di età) e perdurano nel corso della vita intera. La prognosi è severa per quanto riguarda l`autosufficienza e la comparsa di comportamenti indesiderabili come l`aggressività e agitazione.
Alla base della sindrome vi sono diversi deficit organici che la moderna ricerca biochimica va progressivamente individuando. La prevalenza della sindrome riguarda un caso su 500 nati (Filipek PA et AA. Neurology 22 agosto 2000, pp. 468-79).
Non c’è una terapia causale e radicale: l`unico intervento di provata efficacia resta quello della pedagogia speciale personalizzata volta a colmare i deficit mediante una paziente educazione.

RICERCA SCIENTIFICA: PERCHÉ TANTO RITARDO?
Dalla descrizione dell`autismo fatta da Kanner ad oggi sono passati 60 anni, durante i quali la ricerca scientifica sull’autismo infantile e i disturbi pervasivi dello sviluppo ha compiuto progressi molto modesti. L’epidemiologia aveva ampiamente dimostrato che questi disturbi originano da cause organiche e soprattutto genetiche, ma soltanto dalla metà degli anni ’90 i genetisti si sono occupati di autismo. È una pura coincidenza che oggi il cromosoma 7 sia stato interamente mappato, consentendo di affrettare gli studi futuri su questo cromosoma, che si propone come uno dei maggiori responsabili dell’autismo, di alcune leucemie e di molte altre malattie. Perché questo ritardo? Di questa patologia si erano impadroniti alcuni “esperti” psicoterapeuti come Bettelheim, Tustin, Welch e i loro seguaci delle scuole dinamiche, sistemiche e familiari, che, lavorando con una fantasia che meglio si definirebbe delirio, si sono allontanati dalla realtà, ipotizzando colpe e inadeguatezze affettive delle madri, definite madri frigorifero. Queste fantasie non solo hanno aggiunto inutili sofferenze a famiglie già duramente provate dalla natura, ma hanno impedito il decollo della ricerca scientifica, in quanto per molti anni l`autismo è stato un monopolio di questi psicoterapeuti, escludendo i ricercatori delle neuroscienze.
Dal sito www.angsaonlus.org (modificato)













sabato 1 dicembre 2012

Albero di Natale ....... anche con la pasta !




Penso che il Natale sia l'evento piu' creativo dell'anno, e' impossibile non creare qualcosa a Natale.
Abbiamo rispolverato i nostri cari rotoli di carta igienica e subito Marco si e' messo a pittarli tre verdi e uno marrone:







 

Mentre asciugavano i rotoli, Marco ha colorato la pasta, con un sistema brevettato da lui. In un piatto di plastica metteva la pasta e poi il colore a tempera scelto, un po' pittando un pezzo alla volta e un po' mescolando, ha finito di colorare:










Ecco i rotoli e la pasta colorata:





Dopo ha finito di tagliare i rotoli:








Abbiamo prima provato a dare la forma di albero ai nostri rotolini tagliati:






Il lavoro di Marco e' finito, adesso tocca a me.
Con la colla a caldo ho incollato la pasta sui rotolini, dopo li ho incollati tra di loro a forma di albero gia' provata precedentemente, ed infine ho incollato il tronco del nostro albero di Natale marrone.





Questo post partecipa al contest:





                                                       http://www.bricolage-ricette.com/
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